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Monteinweb.it - Cammarata e San Giovanni Gemini, le nostre ricchezze on-line
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Domenica 05 Febbraio 2012 21:02 |
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Un’amministrazione capitanata da un sindaco, Vito Diego o Vito Mangiapane che, forse nella precedente legislatura ha fatto delle dichiarazioni mendaci. Il sindaco, afferma un sue ex amico, che ha fatto della politica un posto di lavoro fisso, con variazione reddituale secondo la carica che da decenni lo vede consigliere, vice sindaco, Sindaco. Di certo non è monotono il posto che occupa, al contrario lo vede molto dinamico nell’accontentare i capricci dei suoi generali di allegra brigata politica, clientelare/affaristica e …. Qualche suo amico dubita che abbia mai lavorato. Qualcun altro ritiene giusto seguire le orme dei “Viuoli” che vantano una presenza politica quasi secolare, nelle amministrazioni comunali di Cammarata e san Giovanni Gemini. D’altronde tutti gli esponenti locali, presenti nell’agone politico locale, sono in qualche modo figli, politici, dei “Viuoli” chi più chi meno ha imparato, “l’arte della politica” alla loro scuola. Di certo i “Viuoli” hanno sempre trovato l’utile amico cui indicare la strada per far si che possa rendersi utile alle finalità che si sono prefissati. Senza questi utili amici, non avrebbero avuto la possibilità di occupare posti di prestigio in organismi istituzionali e burocratici.
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Domenica 29 Gennaio 2012 17:03 |
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L'attuale assetto ordinamentale dei Comuni italiani è affetto da due gravi patologie: la presenza di migliaia di piccoli Comuni con poche centinaia di abitanti che non hanno nemmeno il "materiale umano" per dar vita alle loro stesse rappresentanze elettive; il principio dell'uniformità secondo cui una grande città e un piccolo Comune debbano essere retti dallo stesso schema giuridico. Questa è una situazione pregiudizievole per i cittadini che non trovano nel Comune il soggetto in grado di rispondere ai loro bisogni costituzionalmente riconosciuti. Per rendere l'azione dei Comuni all'altezza dei compiti loro affidati, è giusto proporre l'accorpamento di quelli più piccoli in modo da formarne dei nuovi in grado di meglio assolvere i loro compiti istituzionali, sotto il profilo demografico e territoriale, nonché economico. La riduzione delle risorse pubbliche, già da qualche anno non consente sprechi e doppioni inutili di servizi e di opere, com’è avvenuto in passato e ancor oggi avviene. In futuro sarà sempre più accentuata la riduzione di risorse pubbliche. Certo per le piccole realtà locali occorrerà unirsi per poter sopravvivere e avere futuro. Il processo di unificazione dei comuni di piccole entità demografiche non deve essere però, imposto dall'alto, ma dovrà essere avviato e perseguito dal basso, ragionando con i cittadini sull’opportunità che un’unione, che diventi un'unità amministrativa per cui anche forza politica affinché possa autogovernarsi, offre per la crescita del territorio in particolare dal punto di vista socio economico. La dettagliata analisi deve scaturire tenendo fermo il principio costituzionale del buon andamento della Pubblica Amministrazione e dei relativi criteri di economicità, efficienza ed efficacia, dimostrando anche analiticamente, che: unire due piccole autonomie non vuol dire sopprimerle ma farne una più grande e più efficiente. I comuni di Cammarata e San Giovanni Gemini non essendo realtà demograficamente piccole, la prima con 6453 residenti su una superficie di 192,03 Kmq e la seconda con 8159 residenti su una superficie di 26,30 kmq pur avendo una fortissima identità unitaria, non si possono di certo annoverare fra i piccoli comuni. Di certo si possono annoverare tra quei comuni che essendo male amministrati, hanno sperperato una marea di denaro pubblico per opere inutili che hanno affossato l’economia locale, prevalentemente agricola e contribuito ad ampliare l’enorme debito pubblico Nazionale. I due comuni non hanno bisogno di fondersi, hanno necessità di essere ben governati, perché a nessuno dei due mancano risorse umane e ambientali. Ai comuni di Cammarata e San Giovanni Gemini manca una seria e oculata politica che sappia coniugare l’offerta, proveniente dal territorio, con valide idee e progetti, che dovrebbero provenire dagli amministratori capaci di generare dei pacchetti che racchiudano al loro interno l’aria, il sole, la montagna, l’artigianato, l’agricoltura senza tralasciare la rivalutazione delle peculiarità culturali. Vi lascio immaginare cosa sarebbero le grotte dell’acqua fitusa se si trovassero in un territorio dove ad amministrare vi fossero persone incondizionatamente liberi dalla partitocrazia e dalla politica clientelare.
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Domenica 22 Gennaio 2012 20:13 |
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La scuola di ogni ordine e grado, la didattica, il rapporto intersoggettivo alunno-docente, la vita sociale della scuola Italiana ha subìto una radicale trasformazione dalla rivoluzione studentesca del ‘69. Dal 1973, anno dell’istituzione dei Decreti Delegati, molto è cambiato, ma ancora oggi resistono i baroni. Storicamente il rinnovamento nella scuola è il risultato delle lotte democratiche, combattuti in Italia fra gli anni 60 e 70. Sono stati anni in cui la scuola introdusse una sorta di rivoluzione culturale contro le ferree gerarchie del potere. Protagonisti fondamentali di quella rivoluzione culturale furono i giovani. Quella rivoluzione ha fatto in modo che, Le strutture piramidali in ogni campo della vita sociale, quindi anche nella scuola, che fino al ‘68 era autoritaria e fortemente chiusa nel suo conservatorismo, crollasse. Viviamo ancora oggi nella nostra piccola realtà locale un impatto tra due livelli culturali che qualcuno pensa siano ancora delle lotte impari tra intellettuali e popolino, o come lo definivano allora: Intellettuali, Proletariato e sottoproletariato. I giovani del ‘68 lottarono per un ritorno ai valori democratici, alla dignità umana. Fu una battaglia culturale e quindi politica che puntava al rinnovamento della società. In alcune delle nostre scuole spira ancora un vento autoritario e monolitico. Qualche preside si senta ancora oggi il capo supremo dei docenti, degli alunni e dei genitori e impone loro regole monocratiche. Dimenticando che, nella scuola spira già da qualche trentennio una ventata di democrazia e di partecipazione. Il preside, (Dirigente Scolastico) non regola e non impone più da solo il funzionamento della scuola. Oggi la Scuola è gestita anche dal personale docente e non docente, dagli studenti e, la grande novità, dai genitori. La Scuola si apre all’esterno. I decreti delegati istituivano il Consiglio di Classe, il Collegio dei Docenti, organo importante e decisionale in merito alla programmazione e all’indirizzo didattico, il Consiglio d’Istituto, aperto ai genitori e agli studenti delle secondarie superiore, a presidenza elettiva, cui sono affidati compiti amministrativi e di gestione delle spese.
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Venerdì 27 Gennaio 2012 20:55 |
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Signor Presidente del Senato, Signor Presidente della Camera, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, Signor Presidente della Corte Costituzionale, Caro Presidente Gattegna, Cari amici della Comunità Ebraica, Signore e Signori, Ragazze e Ragazzi, oggi qui, e poi in tutta Italia, si celebra per il settimo anno il 'Giorno della Memoria'. E sappiamo che la data del 27 gennaio fu scelta come ricorrenza del giorno in cui vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz ; quell'immenso campo di sterminio al cui ingresso, per una sorta di macabra, blasfema irrisione, campeggiava la scritta: 'Arbeit macht frei', 'Il lavoro rende liberi'. L'istituzione del Giorno della Memoria, é giusto rammentarlo, fu approvata dal Parlamento della Repubblica con voto unanime. Le forze politiche espressero un comune sentire e un comune impegno. E anche grazie a ciò, é poi accaduto che, col trascorrere degli anni, le manifestazioni indette in questa giornata siano divenute non meno, ma via via più numerose. La memoria della Shoah non si attenua, nella coscienza degli Italiani e degli Europei. Sempre nuove ricerche continuano ad accrescere la conoscenza di quella che fu, forse, la più immane tragedia nella storia d'Europa.
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Mercoledì 18 Gennaio 2012 20:04 |
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Correva l’anno 2009, per la precisione il 3 febbraio. Il dott. Nicolò Gabriele Madonia, imposto dall’ex on. Vincenzo Giambrone all’amministrazione Decus 1 come vice sindaco, a suggello della ritrovata unità Democristiana, reduce da parecchie sconfitte elettorali che, lo hanno reso talmente suscettibile, tanto da non sopportare chi, come lo scrivente, faceva circolare dei volantini contrari al suo credo politico. La rabbia che gli provocavano quegli scritti era talmente forte da spingerlo, finanche a strappare quegli innocui fogli anche alla presenza di figure istituzionali e dirigenti pubblici. Non poteva permettersi, l’attuale presidente del Consiglio del comune di Cammarata dott. Nicolò Gabriele Madonia, di perdere ancora una volta le elezioni, sarebbe stato come perdere una continuità familiare che altri già da decenni rendono concreto. Un’ulteriore sconfitta elettorale sarebbe come negare che il figlio non sa calcare la scena politica al pari del Padre. Un’altra sconfitta elettorale sarebbe stata una prova tangibile del fatto che gli agricoltori Cammaratesi votavano per qualche candidato della famiglia Madonia solo nel caso in cui da una posizione apicale alla Regione Sicilia o in altro ente pubblico potesse garantire l’oro qualche aiuto.
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